Schema di espansione differenziale secondo le necessità di torque
Quando un caso richiede uno sviluppo d’arcata importante, la tentazione è chiedere tutti i movimenti insieme: proclinare gli incisivi, eliminare le compensazioni sui molari ed espandere, tutto nello stesso set di allineatori. Il problema è che, quando si chiede tutto insieme, spesso non si muove quasi niente. È il cosiddetto effetto collana di perle.
La via d’uscita non è forzare di più, è ordinare. E l’ordine non deve per forza essere lo stesso nelle due arcate: ognuna può seguire la propria sequenza secondo le sue necessità di torque e la sua situazione parodontale.
Perché l’espansione “in blocco” si blocca da sola
Se proviamo a proclinare il fronte ed espandere i settori posteriori contemporaneamente, i movimenti competono per lo stesso ancoraggio e si annullano a vicenda. L’allineatore distribuisce le sue forze in troppe direzioni, e il risultato è che non proclinamo né allineiamo gli incisivi, né otteniamo l’espansione posteriore. Il caso sembra bloccato, e non è un problema di forza, ma di pianificazione: abbiamo chiesto al sistema più cose di quante ne possa risolvere in un solo passo.
La soluzione è programmare il movimento in modo differenziale, decidere cosa si muove prima e cosa dopo, e farlo separatamente in ogni arcata.
Ogni arcata, la propria sequenza
Ecco il cambio di mentalità: superiore e inferiore non devono per forza avere lo stesso ordine.
Nell’arcata superiore può convenire allineare prima, inclinando gli incisivi. Sono denti grandi, in cui è più difficile ottenere il torque e mantenere l’ancoraggio, quindi li muoviamo prima e poi espandiamo i settori posteriori. In questo modo allineiamo mantenendo il torque, perché abbiamo espanso prima gli incisivi e poi il posteriore.
Nell’arcata inferiore, con un compromesso parodontale sugli incisivi, può convenire l’opposto: sviluppare prima l’arcata e poi allineare, proinclinando quegli incisivi in modo progressivo verso una situazione migliore di quella di partenza. Stessa logica, sequenze opposte, perché le necessità di ogni arcata sono diverse.
La coordinazione delle arcate non è il punto di partenza
Può dare le vertigini che superiore e inferiore vadano per strade diverse, ma non dobbiamo preoccuparci troppo della coordinazione delle arcate durante il processo. È un movimento che si accomoda da solo, soprattutto quando contiamo sui terzi molari come ancoraggio, che danno stabilità mentre il resto si sviluppa.
La coordinazione si risolve alla fine. Dopo il primo set, quando qualche dente (quegli incisivi inferiori, per esempio) non è ancora del tutto al suo posto, terminiamo di coordinare con un po’ di stripping prima di scansionare, per avere spazio e chiudere gli ultimi vuoti.
Sequenziare secondo il torque e il parodonto
Il principio di fondo è semplice da enunciare e potente nella pratica: non imporre una sequenza unica a tutto il caso. Lascia che le necessità di torque e lo stato parodontale di ogni arcata decidano l’ordine, e confida che la coordinazione arrivi da sola. È la differenza tra un caso che si blocca, cercando di fare tutto insieme, e uno che si sviluppa con controllo, ogni passo che prepara il successivo.
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